Giurisprudenza
Cod 101601
- Laurea magistrale a ciclo unico
- 5 anni
- 300 CFU
- LMG/01 R
Codice: 20101131
Programma, testi adottati e modalità d’esame sono quelli pubblicati dai docenti per l’anno accademico 2026/2027. L’insegnamento è diviso in canali: ogni canale ha il suo programma.
Il corso non ripercorre linearmente l'indice della monografia di riferimento, ma ne riorganizza i contenuti in otto unità didattiche, pensate per condurre lo studente dal quadro metodologico generale, attraverso l'analisi concettuale e casistica, fino alla sintesi storico-dogmatica finale. Ciascuna unità integra la lettura delle fonti con momenti di discussione seminariale e, dove opportuno, con approfondimenti comparativi non presenti nel volume (rapporto con altre giurisdizioni straordinarie, inquadramento nel processo di burocratizzazione dell'amministrazione imperiale).
Unità 1 - Fonti e metodo per lo studio del diritto pubblico romano
Introduzione al corso e al suo oggetto; tipologia delle fonti impiegate nella ricerca sulla prefettura urbana (giuridiche, letterarie, epigrafiche) e criteri della loro critica storico-giuridica; le origini regie e repubblicane della carica e la sua ripresa nel 47 a.C.
Unità 2 - La prefettura urbana come istituzione: la 'rivoluzione' augustea
La riforma di Augusto e la nascita della custodia urbis; il caso di L. Calpurnio Pisone; la delimitazione territoriale della competenza entro il centesimus lapis; collocazione della carica nel sistema delle magistrature e degli uffici del principato. Un seminario dedicato confronta il prefetto urbano con altre figure di sicurezza e giurisdizione straordinaria (praefectus vigilum, praefectus praetorio), per mettere a fuoco la specificità del suo ruolo.
Unità 3 - Il lessico del potere: coercitio, iurisdictio, cognitio extra ordinem
Analisi dogmatica trasversale delle tre nozioni-chiave della materia, con particolare attenzione alla loro evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana e al passaggio, nella prassi del prefetto, da poteri di polizia a una vera e propria giurisdizione criminale esercitata extra ordinem.
Unità 4 - Il prefetto giudice nel I secolo: il metodo dei casi di studio
Applicazione del metodo casistico alla lettura delle fonti più risalenti: il testamento di Valerius Fabianus, il caso di P. Cornelius Dolabella e la testimonianza delle Silvae di Stazio, lette come indizi di un esercizio ancora non sistematico della iurisdictio prefettizia.
Unità 5 - L'espansione delle competenze sotto gli Antonini: ordine pubblico e dissenso religioso
Il rescritto a Sex. Erucius Clarus e il problema del preteso rescritto a Salvio Giuliano, letti come tappe della progressiva formalizzazione della giurisdizione criminale prefettizia; la repressione del dissenso religioso nella testimonianza di Giustino martire, con discussione delle cautele metodologiche richieste dall'uso di una fonte apologetica.
Unità 6 - Famiglia, status personale e giurisdizione prefettizia
Le competenze del prefetto in materia di rapporti domestici; i crimina della popolazione servile e liberata; cenni alla giurisdizione 'civile' prefettizia. Sintesi del secondo secolo: dalla giurisdizione 'per casi' a una competenza tendenzialmente generale.
Unità 7 - La svolta severiana: la riorganizzazione dell'officium
L'epistula di Settimio Severo a Fabio Cilone e il dibattito sulla 'rifondazione' dell'officium prefettizio; gli obblighi alimentari del liberto e l'ipotesi in tema di ingratitudo; lettura e commento integrale di D. 1.12.1 (§§ 5-13), assunto come testo-chiave dell'intero corso.
Unità 8 - Dalla giurisdizione di primo grado alla sintesi del sistema
La giurisdizione d'appello del prefetto urbano: cronologia e fondamento giuridico; le riflessioni conclusive della monografia, lette alla luce dei tre momenti evolutivi della giurisdizione criminale del custos urbis; collocazione del fenomeno nel più ampio processo di burocratizzazione del potere imperiale.
È richiesta la conoscenza delle nozioni istituzionali di Diritto romano e/o di Storia del diritto romano (in particolare: fonti del diritto, assetto costituzionale del principato). È utile, ma non indispensabile, una conoscenza almeno elementare del lessico giuridico latino; i testi in lingua originale (latino e greco) saranno sempre accompagnati da traduzione italiana a fronte.
S. Galeotti, Tra vigilanza e repressione. La giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe da Augusto a Settimio Severo (OPVSCVLA NOVA), Napoli: ES, 2026.
Le lezioni si svolgono in modalità frontale dialogata, con costante rinvio alle fonti (in edizione critica, con traduzione italiana a fronte) e ampio spazio alla discussione seminariale. Ogni sessione alterna:
● inquadramento storico-istituzionale del tema, a cura del docente;
● lettura, traduzione e commento diretto delle fonti giuridiche e letterarie in programma;
● discussione critica delle principali posizioni della dottrina romanistica, con riferimento alla bibliografia della monografia di riferimento;
● esercitazioni seminariali, con presentazioni a cura degli studenti su singole fonti o questioni monografiche (facoltative per i frequentanti).
È previsto l'utilizzo di materiali didattici integrativi, messi a disposizione sulla piattaforma del corso.
La frequenza non è obbligatoria. Si raccomanda tuttavia una partecipazione costante alle lezioni, dato il carattere seminariale e l'impianto fortemente basato sulla lettura diretta delle fonti. Gli studenti non frequentanti sono tenuti a concordare con il docente, nel corso del semestre, il programma d'esame e le eventuali letture integrative rispetto alla monografia di riferimento.
La verifica dell'apprendimento avviene tramite prova orale finale, volta ad accertare:
● la conoscenza dei contenuti storico-istituzionali del corso;
● la capacità di lettura e commento delle fonti (giuridiche e letterarie) trattate a lezione;
● la capacità di argomentazione critica sui nodi problematici della materia, con riferimento alle posizioni dottrinali principali.
Per gli studenti frequentanti è prevista, in alternativa parziale alla prova orale e a titolo facoltativo, la redazione di un breve elaborato scritto (10-15 cartelle) su una fonte o un tema monografico concordato con il docente, da presentare in sede seminariale; l'elaborato concorre alla valutazione finale unitamente a un colloquio orale di verifica sul restante programma. Per gli studenti non frequentanti la prova orale verte sull'intero programma, senza la possibilità di sostituzione con l'elaborato scritto.
Lingua utilizzata nelle prove finali: italiano.
Criteri di valutazione e composizione del voto: la valutazione finale è espressa in trentesimi (30/30). La valutazione tra il 18 e il 20 corrisponde a una conoscenza sufficiente, ancorché minima e non approfondita, della materia; la valutazione tra il 20 e il 25 evidenzia una conoscenza più che sufficiente / discreta dei contenuti; la valutazione tra il 25 e il 29 mette in luce una buona / molto buona conoscenza delle strutture della materia e una capacità critica dello studente. La valutazione tra il 30 e il 30 e lode corrisponde a una ottima / eccellente conoscenza della materia accompagnata da ottima o eccellente capacità critica, di analisi, di connessione.
Le/gli studentesse/studenti con disabilità o disturbi specifici di apprendimento (DSA), che intendano richiedere l'adattamento della prova d'esame, devono seguire le indicazioni riportate nel portale studenti (https://portalestudente.uniroma3.it/iscrizioni/dsa/) e prendere tempestivamente contatto con il Docente.
Il corso non ripercorre linearmente l'indice della monografia di riferimento, ma ne riorganizza i contenuti in otto unità didattiche, pensate per condurre lo studente dal quadro metodologico generale, attraverso l'analisi concettuale e casistica, fino alla sintesi storico-dogmatica finale. Ciascuna unità integra la lettura delle fonti con momenti di discussione seminariale e, dove opportuno, con approfondimenti comparativi non presenti nel volume (rapporto con altre giurisdizioni straordinarie, inquadramento nel processo di burocratizzazione dell'amministrazione imperiale).
Unità 1 - Fonti e metodo per lo studio del diritto pubblico romano
Introduzione al corso e al suo oggetto; tipologia delle fonti impiegate nella ricerca sulla prefettura urbana (giuridiche, letterarie, epigrafiche) e criteri della loro critica storico-giuridica; le origini regie e repubblicane della carica e la sua ripresa nel 47 a.C.
Unità 2 - La prefettura urbana come istituzione: la 'rivoluzione' augustea
La riforma di Augusto e la nascita della custodia urbis; il caso di L. Calpurnio Pisone; la delimitazione territoriale della competenza entro il centesimus lapis; collocazione della carica nel sistema delle magistrature e degli uffici del principato. Un seminario dedicato confronta il prefetto urbano con altre figure di sicurezza e giurisdizione straordinaria (praefectus vigilum, praefectus praetorio), per mettere a fuoco la specificità del suo ruolo.
Unità 3 - Il lessico del potere: coercitio, iurisdictio, cognitio extra ordinem
Analisi dogmatica trasversale delle tre nozioni-chiave della materia, con particolare attenzione alla loro evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana e al passaggio, nella prassi del prefetto, da poteri di polizia a una vera e propria giurisdizione criminale esercitata extra ordinem.
Unità 4 - Il prefetto giudice nel I secolo: il metodo dei casi di studio
Applicazione del metodo casistico alla lettura delle fonti più risalenti: il testamento di Valerius Fabianus, il caso di P. Cornelius Dolabella e la testimonianza delle Silvae di Stazio, lette come indizi di un esercizio ancora non sistematico della iurisdictio prefettizia.
Unità 5 - L'espansione delle competenze sotto gli Antonini: ordine pubblico e dissenso religioso
Il rescritto a Sex. Erucius Clarus e il problema del preteso rescritto a Salvio Giuliano, letti come tappe della progressiva formalizzazione della giurisdizione criminale prefettizia; la repressione del dissenso religioso nella testimonianza di Giustino martire, con discussione delle cautele metodologiche richieste dall'uso di una fonte apologetica.
Unità 6 - Famiglia, status personale e giurisdizione prefettizia
Le competenze del prefetto in materia di rapporti domestici; i crimina della popolazione servile e liberata; cenni alla giurisdizione 'civile' prefettizia. Sintesi del secondo secolo: dalla giurisdizione 'per casi' a una competenza tendenzialmente generale.
Unità 7 - La svolta severiana: la riorganizzazione dell'officium
L'epistula di Settimio Severo a Fabio Cilone e il dibattito sulla 'rifondazione' dell'officium prefettizio; gli obblighi alimentari del liberto e l'ipotesi in tema di ingratitudo; lettura e commento integrale di D. 1.12.1 (§§ 5-13), assunto come testo-chiave dell'intero corso.
Unità 8 - Dalla giurisdizione di primo grado alla sintesi del sistema
La giurisdizione d'appello del prefetto urbano: cronologia e fondamento giuridico; le riflessioni conclusive della monografia, lette alla luce dei tre momenti evolutivi della giurisdizione criminale del custos urbis; collocazione del fenomeno nel più ampio processo di burocratizzazione del potere imperiale.
È richiesta la conoscenza delle nozioni istituzionali di Diritto romano e/o di Storia del diritto romano (in particolare: fonti del diritto, assetto costituzionale del principato). È utile, ma non indispensabile, una conoscenza almeno elementare del lessico giuridico latino; i testi in lingua originale (latino e greco) saranno sempre accompagnati da traduzione italiana a fronte.
S. Galeotti, Tra vigilanza e repressione. La giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe da Augusto a Settimio Severo (OPVSCVLA NOVA), Napoli: ES, 2026.
Le lezioni si svolgono in modalità frontale dialogata, con costante rinvio alle fonti (in edizione critica, con traduzione italiana a fronte) e ampio spazio alla discussione seminariale. Ogni sessione alterna:
● inquadramento storico-istituzionale del tema, a cura del docente;
● lettura, traduzione e commento diretto delle fonti giuridiche e letterarie in programma;
● discussione critica delle principali posizioni della dottrina romanistica, con riferimento alla bibliografia della monografia di riferimento;
● esercitazioni seminariali, con presentazioni a cura degli studenti su singole fonti o questioni monografiche (facoltative per i frequentanti).
È previsto l'utilizzo di materiali didattici integrativi, messi a disposizione sulla piattaforma del corso.
La frequenza non è obbligatoria. Si raccomanda tuttavia una partecipazione costante alle lezioni, dato il carattere seminariale e l'impianto fortemente basato sulla lettura diretta delle fonti. Gli studenti non frequentanti sono tenuti a concordare con il docente, nel corso del semestre, il programma d'esame e le eventuali letture integrative rispetto alla monografia di riferimento.
La verifica dell'apprendimento avviene tramite prova orale finale, volta ad accertare:
● la conoscenza dei contenuti storico-istituzionali del corso;
● la capacità di lettura e commento delle fonti (giuridiche e letterarie) trattate a lezione;
● la capacità di argomentazione critica sui nodi problematici della materia, con riferimento alle posizioni dottrinali principali.
Per gli studenti frequentanti è prevista, in alternativa parziale alla prova orale e a titolo facoltativo, la redazione di un breve elaborato scritto (10-15 cartelle) su una fonte o un tema monografico concordato con il docente, da presentare in sede seminariale; l'elaborato concorre alla valutazione finale unitamente a un colloquio orale di verifica sul restante programma. Per gli studenti non frequentanti la prova orale verte sull'intero programma, senza la possibilità di sostituzione con l'elaborato scritto.
Lingua utilizzata nelle prove finali: italiano.
Criteri di valutazione e composizione del voto: la valutazione finale è espressa in trentesimi (30/30). La valutazione tra il 18 e il 20 corrisponde a una conoscenza sufficiente, ancorché minima e non approfondita, della materia; la valutazione tra il 20 e il 25 evidenzia una conoscenza più che sufficiente / discreta dei contenuti; la valutazione tra il 25 e il 29 mette in luce una buona / molto buona conoscenza delle strutture della materia e una capacità critica dello studente. La valutazione tra il 30 e il 30 e lode corrisponde a una ottima / eccellente conoscenza della materia accompagnata da ottima o eccellente capacità critica, di analisi, di connessione.
Le/gli studentesse/studenti con disabilità o disturbi specifici di apprendimento (DSA), che intendano richiedere l'adattamento della prova d'esame, devono seguire le indicazioni riportate nel portale studenti (https://portalestudente.uniroma3.it/iscrizioni/dsa/) e prendere tempestivamente contatto con il Docente.
Ambito disciplinare: A scelta dello studente
Il corso si propone di fornire una conoscenza specialistica dell'evoluzione della praefectura urbi nel quadro delle istituzioni del principato romano, con particolare riferimento alla formazione e al consolidamento della giurisdizione criminale del praefectus urbi dall'età augustea alla svolta severiana.
Al termine del corso, lo studente avrà acquisito la capacità di:
• comprendere l'evoluzione delle competenze del praefectus urbi in materia di sicurezza pubblica (custodia urbis) e repressione criminale, collocandola nel più ampio processo di trasformazione delle istituzioni del principato;
• analizzare criticamente il rapporto tra organizzazione del potere, amministrazione della giustizia e tutela dell'ordine pubblico nell'esperienza giuridica romana;
• interpretare le principali fonti letterarie, epigrafiche e giuridiche (rescritti, costituzioni imperiali e testi del Digesto), applicando i metodi propri della ricerca storico-giuridica;
• ricostruire, attraverso l'analisi delle fonti, le dinamiche di sviluppo della giurisdizione criminale prefettizia e il loro significato nel processo di accentramento amministrativo e giurisdizionale del principato;
• utilizzare con proprietà il lessico tecnico del diritto pubblico romano e argomentare in modo critico su temi concernenti il rapporto tra istituzioni, sicurezza e repressione.
Il corso intende altresì sviluppare l'autonomia di giudizio nell'interpretazione delle fonti e della storiografia di riferimento, favorendo l'acquisizione di un metodo di analisi idoneo ad affrontare lo studio delle istituzioni pubbliche romane e della loro evoluzione.
Al termine del corso lo studente sarà in grado di:
● ricostruire criticamente l'evoluzione storico-istituzionale della prefettura urbana, dalle origini (regie e repubblicane) alla sua stabilizzazione quale officium centrale dell'amministrazione imperiale;
● distinguere e mettere in relazione le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, cogliendone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana;
● leggere, tradurre e commentare autonomamente le principali fonti relative alla giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe (rescritti imperiali, testi del Digesto, fonti letterarie quali Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Stazio, Giustino martire);
● individuare le competenze del praefectus urbi in materia di ordine pubblico, rapporti domestici, crimina della popolazione servile e liberata, e obblighi alimentari del liberto;
● valutare criticamente le principali posizioni della dottrina romanistica sui nodi problematici della materia (attribuzione dei rescritti, cronologia della svolta severiana, genesi della giurisdizione d'appello);
● applicare gli strumenti metodologici della ricerca storico-giuridica romanistica (critica del testo, uso dei repertori, costruzione di un apparato bibliografico) alla lettura di una monografia scientifica.
Al termine del corso lo studente sarà in grado di:
● ricostruire criticamente l'evoluzione storico-istituzionale della prefettura urbana, dalle origini (regie e repubblicane) alla sua stabilizzazione quale officium centrale dell'amministrazione imperiale;
● distinguere e mettere in relazione le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, cogliendone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana;
● leggere, tradurre e commentare autonomamente le principali fonti relative alla giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe (rescritti imperiali, testi del Digesto, fonti letterarie quali Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Stazio, Giustino martire);
● individuare le competenze del praefectus urbi in materia di ordine pubblico, rapporti domestici, crimina della popolazione servile e liberata, e obblighi alimentari del liberto;
● valutare criticamente le principali posizioni della dottrina romanistica sui nodi problematici della materia (attribuzione dei rescritti, cronologia della svolta severiana, genesi della giurisdizione d'appello);
● applicare gli strumenti metodologici della ricerca storico-giuridica romanistica (critica del testo, uso dei repertori, costruzione di un apparato bibliografico) alla lettura di una monografia scientifica.
1. Illustrare le tappe della 'rivoluzione augustea' nell'assetto della prefettura urbana, con particolare riguardo al ruolo di L. Calpurnio Pisone e al significato del centesimus lapis.
2. Definire e distinguere le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, illustrandone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana.
3. Esporre il caso del testamento di Valerius Fabianus e discuterne il rilievo per la ricostruzione della giurisdizione criminale del prefetto urbano nel I secolo.
4. Quali indizi offrono le fonti letterarie (Tacito, Svetonio, Stazio) sull'esercizio della iurisdictio del praefectus urbi nel primo secolo dell'impero?
5. Ricostruire il contenuto e la controversa attribuzione del rescritto indirizzato a Sex. Erucius Clarus, indicando le principali posizioni della dottrina.
6. In che modo la testimonianza di Giustino martire concorre a documentare la repressione prefettizia del cristianesimo? Quali cautele metodologiche impone l'uso di una fonte apologetica in chiave storico-giuridica?
7. Descrivere le competenze giurisdizionali del prefetto urbano in materia di rapporti domestici e di crimina della popolazione servile e liberata nel secondo secolo.
8. In che senso si può parlare di una 'rifondazione' dell'officium prefettizio sotto Settimio Severo? Illustrare il ruolo dell'epistula a Fabio Cilone.
9. Commentare, anche solo per sommi capi, il contenuto di D. 1.12.1 (§§ 5-13), individuandone i profili di maggiore interesse per la giurisdizione criminale del prefetto.
10. Su quali basi la dottrina discute la cronologia e il fondamento giuridico della giurisdizione d'appello del prefetto urbano?
1. Illustrare le tappe della 'rivoluzione augustea' nell'assetto della prefettura urbana, con particolare riguardo al ruolo di L. Calpurnio Pisone e al significato del centesimus lapis.
2. Definire e distinguere le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, illustrandone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana.
3. Esporre il caso del testamento di Valerius Fabianus e discuterne il rilievo per la ricostruzione della giurisdizione criminale del prefetto urbano nel I secolo.
4. Quali indizi offrono le fonti letterarie (Tacito, Svetonio, Stazio) sull'esercizio della iurisdictio del praefectus urbi nel primo secolo dell'impero?
5. Ricostruire il contenuto e la controversa attribuzione del rescritto indirizzato a Sex. Erucius Clarus, indicando le principali posizioni della dottrina.
6. In che modo la testimonianza di Giustino martire concorre a documentare la repressione prefettizia del cristianesimo? Quali cautele metodologiche impone l'uso di una fonte apologetica in chiave storico-giuridica?
7. Descrivere le competenze giurisdizionali del prefetto urbano in materia di rapporti domestici e di crimina della popolazione servile e liberata nel secondo secolo.
8. In che senso si può parlare di una 'rifondazione' dell'officium prefettizio sotto Settimio Severo? Illustrare il ruolo dell'epistula a Fabio Cilone.
9. Commentare, anche solo per sommi capi, il contenuto di D. 1.12.1 (§§ 5-13), individuandone i profili di maggiore interesse per la giurisdizione criminale del prefetto.
10. Su quali basi la dottrina discute la cronologia e il fondamento giuridico della giurisdizione d'appello del prefetto urbano?
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