Giurisprudenza
Cod 101601
- Laurea magistrale a ciclo unico
- 5 anni
- 300 CFU
- LMG/01 R
Codice: 20101131
Programma, testi adottati e modalità d’esame sono quelli pubblicati dai docenti per l’anno accademico 2026/2027.
È richiesta la conoscenza delle nozioni istituzionali di Diritto romano e/o di Storia del diritto romano (in particolare: fonti del diritto, assetto costituzionale del principato). È utile, ma non indispensabile, una conoscenza almeno elementare del lessico giuridico latino; i testi in lingua originale (latino e greco) saranno sempre accompagnati da traduzione italiana a fronte.
S. Galeotti, Tra vigilanza e repressione. La giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe da Augusto a Settimio Severo (OPVSCVLA NOVA), Napoli: ES, 2026.
Le lezioni si svolgono in modalità frontale dialogata, con costante rinvio alle fonti (in edizione critica, con traduzione italiana a fronte) e ampio spazio alla discussione seminariale. Ogni sessione alterna:
● inquadramento storico-istituzionale del tema, a cura del docente;
● lettura, traduzione e commento diretto delle fonti giuridiche e letterarie in programma;
● discussione critica delle principali posizioni della dottrina romanistica, con riferimento alla bibliografia della monografia di riferimento;
● esercitazioni seminariali, con presentazioni a cura degli studenti su singole fonti o questioni monografiche (facoltative per i frequentanti).
È previsto l'utilizzo di materiali didattici integrativi, messi a disposizione sulla piattaforma del corso.
La frequenza non è obbligatoria. Si raccomanda tuttavia una partecipazione costante alle lezioni, dato il carattere seminariale e l'impianto fortemente basato sulla lettura diretta delle fonti. Gli studenti non frequentanti sono tenuti a concordare con il docente, nel corso del semestre, il programma d'esame e le eventuali letture integrative rispetto alla monografia di riferimento.
La verifica dell'apprendimento avviene tramite prova orale finale, volta ad accertare:
● la conoscenza dei contenuti storico-istituzionali del corso;
● la capacità di lettura e commento delle fonti (giuridiche e letterarie) trattate a lezione;
● la capacità di argomentazione critica sui nodi problematici della materia, con riferimento alle posizioni dottrinali principali.
Per gli studenti frequentanti è prevista, in alternativa parziale alla prova orale e a titolo facoltativo, la redazione di un breve elaborato scritto (10-15 cartelle) su una fonte o un tema monografico concordato con il docente, da presentare in sede seminariale; l'elaborato concorre alla valutazione finale unitamente a un colloquio orale di verifica sul restante programma. Per gli studenti non frequentanti la prova orale verte sull'intero programma, senza la possibilità di sostituzione con l'elaborato scritto.
Lingua utilizzata nelle prove finali: italiano.
Criteri di valutazione e composizione del voto: la valutazione finale è espressa in trentesimi (30/30). La valutazione tra il 18 e il 20 corrisponde a una conoscenza sufficiente, ancorché minima e non approfondita, della materia; la valutazione tra il 20 e il 25 evidenzia una conoscenza più che sufficiente / discreta dei contenuti; la valutazione tra il 25 e il 29 mette in luce una buona / molto buona conoscenza delle strutture della materia e una capacità critica dello studente. La valutazione tra il 30 e il 30 e lode corrisponde a una ottima / eccellente conoscenza della materia accompagnata da ottima o eccellente capacità critica, di analisi, di connessione.
Le/gli studentesse/studenti con disabilità o disturbi specifici di apprendimento (DSA), che intendano richiedere l'adattamento della prova d'esame, devono seguire le indicazioni riportate nel portale studenti (https://portalestudente.uniroma3.it/iscrizioni/dsa/) e prendere tempestivamente contatto con il Docente.
Ambito disciplinare: A scelta dello studente
Il corso si propone di fornire le conoscenze di base del diritto pubblico romano, con riferimento a tutti i temi più rilevanti, compreso il diritto criminale, le fonti di produzione del diritto e il ruolo dei giuristi, in collegamento con il contesto sociale politico ed economico romano.
Al termine del corso lo studente sarà in grado di:
● ricostruire criticamente l'evoluzione storico-istituzionale della prefettura urbana, dalle origini (regie e repubblicane) alla sua stabilizzazione quale officium centrale dell'amministrazione imperiale;
● distinguere e mettere in relazione le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, cogliendone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana;
● leggere, tradurre e commentare autonomamente le principali fonti relative alla giurisdizione criminale del prefetto dell'Urbe (rescritti imperiali, testi del Digesto, fonti letterarie quali Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Stazio, Giustino martire);
● individuare le competenze del praefectus urbi in materia di ordine pubblico, rapporti domestici, crimina della popolazione servile e liberata, e obblighi alimentari del liberto;
● valutare criticamente le principali posizioni della dottrina romanistica sui nodi problematici della materia (attribuzione dei rescritti, cronologia della svolta severiana, genesi della giurisdizione d'appello);
● applicare gli strumenti metodologici della ricerca storico-giuridica romanistica (critica del testo, uso dei repertori, costruzione di un apparato bibliografico) alla lettura di una monografia scientifica.
1. Illustrare le tappe della 'rivoluzione augustea' nell'assetto della prefettura urbana, con particolare riguardo al ruolo di L. Calpurnio Pisone e al significato del centesimus lapis.
2. Definire e distinguere le nozioni di coercitio, iurisdictio e cognitio extra ordinem, illustrandone l'evoluzione semantica tra tarda repubblica ed età severiana.
3. Esporre il caso del testamento di Valerius Fabianus e discuterne il rilievo per la ricostruzione della giurisdizione criminale del prefetto urbano nel I secolo.
4. Quali indizi offrono le fonti letterarie (Tacito, Svetonio, Stazio) sull'esercizio della iurisdictio del praefectus urbi nel primo secolo dell'impero?
5. Ricostruire il contenuto e la controversa attribuzione del rescritto indirizzato a Sex. Erucius Clarus, indicando le principali posizioni della dottrina.
6. In che modo la testimonianza di Giustino martire concorre a documentare la repressione prefettizia del cristianesimo? Quali cautele metodologiche impone l'uso di una fonte apologetica in chiave storico-giuridica?
7. Descrivere le competenze giurisdizionali del prefetto urbano in materia di rapporti domestici e di crimina della popolazione servile e liberata nel secondo secolo.
8. In che senso si può parlare di una 'rifondazione' dell'officium prefettizio sotto Settimio Severo? Illustrare il ruolo dell'epistula a Fabio Cilone.
9. Commentare, anche solo per sommi capi, il contenuto di D. 1.12.1 (§§ 5-13), individuandone i profili di maggiore interesse per la giurisdizione criminale del prefetto.
10. Su quali basi la dottrina discute la cronologia e il fondamento giuridico della giurisdizione d'appello del prefetto urbano?
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